La violenza contro le donne è una aperta violazione dei diritti umani, purtroppo diffusa senza distinzioni geografiche, generazionali, sociali. Negli ultimi decenni sono stati compiuti sforzi significativi per riconoscerla, eliminarla e prevenirla in tutte le sue forme. Tuttavia, per troppe donne, il diritto ad una vita libera dalla violenza non è ancora una realtà. Le cronache quotidiane ne danno triste testimonianza e ci ricordano che ci sono Paesi dove anche chi denuncia è oggetto di gravi ed estese forme di repressione”. Così Sergio Mattarella, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. A uccidere restano in prevalenza partner ed ex partner, autori di un quinto dei reati per la maggior parte a sfondo sessuale. Ma anche conoscenti e familiari per un reato che, rimasto per decenni sommerso nel silenzio omertoso delle mura domestiche, rappresenta il concetto stesso di sopraffazione e discriminazione di genere. Gli italiani con il tempo, sottolinea il Censis, hanno maturato una certa consapevolezza: il 73,2% è convinto che quello della violenza sulle donne sia un «problema reale della nostra società», dove la disparità tra uomini e donne resta forte e presente. Ma c’è ancora un 23% che ritiene che sia un problema che «riguarda solo una piccola minoranza», mentre 4 italiani su 100 ritengono che «non si tratti di un problema, ma di casi isolati cui viene data una eccessiva attenzione mediatica». La risposta a tutto questo si può riassumere nel messaggio con il quale la Uil Sicilia ha commentato l’uccisione di Vanessa Zappalà. «Non chiamatelo amore, non chiamatelo raptus. E’ solo altro sangue sulle mani di uomini che odiano le donne». ( fonti Internet )

Redazione

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