Le urla strazianti di tre bimbi temerari intenti a giocare con le loro canne da pesca su un materassino legato alla boa rossa in un pomeriggio estivo sul litorale calabrese in località Pietrarossa di Cirella (Diamante): “Papà!”. Mohammed Marassi, bagnino salvavita naturalizzato di origini tunisine di 43 anni, immerge in acqua il suo kayak e raggiunge i bimbi pagaiando con estrema velocità. In men che non si dica rassicura i piccoli e con le tecniche di psicologia del salvataggio li trae in salvo verso la spiaggia del Lido Pietrarossa Beach sotto gli occhi vigili del concessionario del tratto di spiaggia pubblica Tony Di Gioia. Piccole imbarcazioni private accorrono per prestare supporto mentre un respiro collettivo sospeso aleggia sulla spiaggia. Il primo Rapporto dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti ed incidenti in acque di balneazione, istituito dal Ministero della Salute nel 2019 su indirizzo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con la collaborazione dell’Istituto Superiore di Sanità, della Capitaneria di Porto, della Società Nazionale di Salvamento (SNS), dell’ISPRA, dell’ANCI Toscana, dell’Università di Firenze, dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma e del Gruppo Nazionale per la Ricerca sull’Ambiente Costiero (GNRAC), chiarisce che ogni anno in Italia vengono effettuati 60.000 salvataggi sulle spiagge e 600.000 interventi di prevenzione da parte dei bagnini salvavita. Nondimeno sono 400 le persone che annegano ed 800 quelle ricoverate come conseguenza dell’annegamento. Gli annegamenti riguardano indistintamente mari, laghi, fiumi ed anche piscine. Si annega soprattutto nelle spiagge libere, dove raramente sono presenti sistemi di sorveglianza, muoiono gli anziani per malori, muoiono i non-nuotatori che, passeggiando in acque basse, si trovano improvvisamente a non toccare il fondo, muoiono anche i nuotatori se si trovano nel mezzo di una corrente di ritorno senza esserne consapevoli. Si annega per congestioni e sbalzo termico, per cadute da imbarcazioni e tuffi e/o cadute da scogli. Si muore in acqua a causa di incidenti tra natanti causati dal mancato rispetto del Codice della navigazione e della mancata conoscenza dei pericoli della navigazione. Muoiono i bambini per mancata sorveglianza. Muoiono giovani di contesto economico disagiato, in particolare migranti. Le fasce d’età più a rischio sono quella 0-10 anni (13,9%), quella degli over 65 anni (16,2%) e quella 45-64 anni (18,2%). Circa il 68% degli incidenti in acqua da sommersione ha un esito mortale o comunque grave. Preoccupante, a detta del personale sanitario negli ospedali, è poi il fenomeno degli incidenti in acque basse con danni permanenti alla colonna vertebrale, in particolare per i giovani. Non si sottovaluti poi il turismo sportivo in assenza di preparazione atletica e conoscenza delle tecniche di acquaticità! In Italia si annega sette volte più che in Europa ed Africa e ben 14 volte più rispetto ad Asia ed America. I dati, raccolti dall’Osservatorio presso ospedali e carta stampata perché in Italia non esiste ancora un sistema ufficiale di rilevazione dei dati, indicano che si tratta di annegamenti improvvisi dovuti a malori (28,1%), al mancato ritorno a riva a causa delle correnti avverse (14,9%), alla caduta in acqua o dagli scogli (14,3%). Da sottolineare che spesso sussistono concause come l’indigestione, l’incapacità a nuotare ed il mare mosso. Il rischio di annegare dipende in sintesi da un comportamento imprudente, dall’incapacità di nuotare, dall’ignoranza di un pericolo, da una crisi della malattia di cui soffre la vittima e dalla competenza ad affrontare il rischio. Di particolare interesse sono i dati sul rischio di annegamento per i bambini in assenza di supervisione in mare ed anche in piscina: dai 3 ai 6 minuti. Al riguardo, l’Istituto Superiore di Sanità ha predisposto un opuscolo con raccomandazioni di prevenzione per i genitori sotto l’inciso in evidenza “La vigilanza è, in ogni caso, sempre necessaria!”:

  1. Mantenere il costante contatto visivo e uditivo e trovarsi a portata di mano in caso si debba intervenire ed assicurarsi della presenza del bagnino salvavita nelle piscine sportivo/ricreative;
  2. Non lasciare i bambini da soli se pensiamo che nei pressi possano esserci specchi d’acqua (ndr piscine gonfiabili o vasche d bagno) se non si conoscono i luoghi (ndr presenza di canali o pozzi);
  3. Recintare le piscine;
  4. Svuotare sempre vasche da bagno e piscine gonfiabili;
  5. Togliere i giocattoli dalla vasca e dalla piscina per evitare che i bambini possa esserne attirato;
  6. Far indossare la cuffia alle bambine per evitare che i capelli possano impigliarsi nei bocchettoni di aspirazione delle piscine;
  7. Proteggere i bocchettoni di aspirazione delle piscine con apposite grate e controllare che non vengano rimosse;
  8. Iscrivere i bambini a corsi di nuoto e acquaticità;

La migliore raccomandazione suggerita dagli esperti è quindi quella di osservare le regole di prevenzione del Ministero della Salute e comunque, quella di accompagnarsi ad esperti nuotatori e di confidare nella presenza in piscina, al mare ed ai laghi dell’amico bagnino salvavita certificato. In ogni caso, è sempre raccomandato usare galleggianti certificati, evitare le correnti e la risacca, diffidare dei luoghi sconosciuti e soprattutto imparare le basi del nuoto, sin dalla prima età! L’assenza in Italia di un “Piano Nazionale per la Prevenzione degli annegamenti” è per un verso grave ma pur sempre utile in quanto offre occasione di contribuire ai lavori suggerendo interventi orientati a supportare le famiglie ed a favorire le pari opportunità nella crescita grazie all’inserimento degli sport acquatici nell’ambito del sistema educativo. Giovani cittadini educati agli sport acquatici, fisicamente strutturati e formati sui pericoli connessi all’acquaticità in genere potranno liberamente trovare ricreazione e riparo dalla calura estiva anche sulle spiagge pubbliche delle Città di mare quando le famiglie non possono garantire le vacanze estive! I lavori avviati per la stesura del “Piano Nazionale per la Prevenzione degli annegamenti” dovrebbero anche affrontare, in logica sistemica anche guardando alle esperiente internazionali, temi di rilievo quale quello dell’assenza dei bagnini salvavita nei tratti di spiaggia pubblica comunale non assegnati in concessione ai privati. Questo il suggerimento del bagnino salvavita Mohammed Marassi del Lido Pietrarossa Beach di Cirella di Diamante (CS), il quale non ha mancato di rimarcare di aver conseguito la certificazione tunisina di salvavita presso il corpo nazionale tunisino dei Vigili del Fuoco, così come accade in altri Paesi del mondo contrariamente a quanto accade in Italia dove esistono tre enti morali nessuno dei quali è deputato ufficialmente alla rilevazione dei dati (Federazione Italiana Nuoto FIN, Federazione Italiana Salvamento FIS, Società Nazionale di Salvamento SNS). Non è forse vero che il bagnino salvavita, con la sua professionalità, è un eroe con pari dignità rispetto a quella del mitico Vigile del Fuoco e che la domanda di standard di sicurezza da parte dei turisti richiede risposte da parte di un Paese a vocazione turistica?

D.T.

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