In data odierna, Pietro Costa, uno dei due ex carabinieri condannati per lo stupro di due studentesse statunitensi avvenuto nel 2017 a Firenze, difeso dagli Avvocati Ferdinando Trasacco e Fabio Ucciero, è stato scarcerato per accedere a una misura alternativa di affidamento in prova ai servizi sociali.
La decisione, motivata dalla disponibilità di un’offerta lavorativa e di un programma di reinserimento sociale, ha sollevato interrogativi e rinnovato l’attenzione su uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi anni.
La vicenda risale alla notte tra il 6 e il 7 settembre 2017. Costa e il collega Marco Camuffo, in servizio, avevano accompagnato le ragazze, di 19 e 21 anni, nella loro abitazione di Borgo Santi Apostoli a Firenze, dopo averle incontrate nella discoteca “Flò” di Piazzale Michelangelo, dove erano intervenuti per sedare una rissa. Le studentesse erano sotto l’effetto dell’alcol, condizione che secondo la denuncia le rendeva incapaci di opporre resistenza. Le telecamere confermarono il tragitto e una lunga sosta davanti all’abitazione dove si consumò la violenza, confermata dalle indagini e dalle testimonianze delle vittime.
Nel 2020, la Corte d’Appello di Firenze condanna Pietro Costa a 4 anni di reclusione (ridotti rispetto ai 5 anni e mezzo del primo grado), mentre Marco Camuffo patteggia una pena di 4 anni e 8 mesi.
A distanza di sette anni dai fatti, Costa è stato scarcerato. La decisione si basa su diversi fattori: assenza di precedenti penali e carichi pendenti, oltre alla buona condotta dimostrata durante l’espiazione della pena, opportunità di reinserimento lavorativo, con un contratto presso un centro commerciale di Catania e collaborazione con il Comitato della Croce Rossa Italiana di Catania per attività di pubblica utilità.
I giudici ritengono che il passaggio alla detenzione domiciliare possa favorire il reinserimento sociale di Costa, contribuendo alla sua rieducazione. La concessione della misura alternativa è stata inoltre accelerata per evitare che l’opportunità lavorativa sfumasse.
Il caso, complesso e divisivo, rappresenta un punto di riflessione su temi cruciali come il rispetto delle regole da parte di chi è chiamato a farle rispettare e il funzionamento delle pene alternative. Al centro restano due giovani donne, la cui vita è stata irrimediabilmente segnata da quella notte, e una società che si interroga sul concetto di giustizia.
Giovanna De Vita