(AP Photo/Abed Khaled)

Continua ad essere poco chiara la dinamica che ha provocato la strage all’ospedale di Gaza.

Sono circa le 19:00 del 17 ottobre scorso quando la struttura Al-Ahli Arabi Baptist Hospital, che ospitava centinaia di famiglie, viene distrutta da una rovinosa esplosione.

Lo scoppio miete centinaia di vittime, secondo i primi dati diffusi, si tratta di 500 persone mentre nelle dichiarazioni successive tale dato si riduce fortemente. Le autorità di Gaza attribuiscono la responsabilità dell’esplosione ad un attacco di missili israeliano.

C’è da dire che lo Stato ebraico lanciava ordini di evacuazione da giorni, ignorati coraggiosamente dai medici che, date le circostanze, ritenevano difficoltosa la fuga.

Israele nega con fermezza il proprio coinvolgimento e rilancia le accuse, riconducendo l’incidente ad un lancio fallito di un razzo di Hamas, da un cimitero dietro l’ospedale. Hamas controbatte nuovamente fornendo delle valutazioni tecniche. Sostiene che, qualora si fosse trattato di un razzo, non avrebbe avuto una tale potenza distruttiva.

In definitiva la ricostruzione della vicenda resta avvolta da una coltre di mistero. Ciò che è incontrovertibile è che la guerra è guerra. Porta morte e distruzione. La sofferenza, quella sì che è evidente, negli sguardi vuoti di chi ha subito la perdita dei propri cari durante il massacro.

Martina Succoio

(AP Photo/Abed Khaled)

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