Il nostro giornale ha oggi intervistato, Sergio Costa, Vicepresidente della Camera dei deputati, in ordine alla crisi mediorientale e alla crisi energetica.

L’intervista è a cura del Dott. Roberto Orellana

D: Come valuta l’attuale fase di instabilità geopolitica e quali ritiene siano le aree del mondo che destano maggiore preoccupazione per l’Italia?


R: L’attuale fase è segnata da una forte instabilità internazionale, a partire dal Medio Oriente, che rappresenta oggi uno dei principali fronti di preoccupazione per l’Italia. La prima emergenza è umanitaria, ma le ricadute sono anche economiche e investono direttamente le famiglie italiane. In un contesto simile, servono scelte politiche coerenti, orientate alla pace, alla giustizia internazionale e alla capacità dell’Europa di parlare con una voce autorevole.

D: In che modo i cambiamenti negli equilibri internazionali influenzano la sicurezza energetica e ambientale del nostro Paese?


R: L’Italia è particolarmente esposta perché continua a dipendere in larga misura da fonti fossili importate. Ogni crisi internazionale, soprattutto quelle che attraversano aree strategiche per gli approvvigionamenti, produce effetti immediati sul costo dell’energia e sulla sicurezza economica del Paese. Per questo la risposta non può essere soltanto la gestione dell’emergenza: serve un’accelerazione decisa sulle rinnovabili, sull’efficienza energetica, sulle comunità energetiche e su un modello di sviluppo più autonomo e sostenibile.

D: Quali strategie dovrebbe adottare l’Italia per rafforzare il proprio ruolo nei tavoli internazionali dedicati alla pace e alla sostenibilità?


R: L’Italia dovrebbe rafforzare il proprio ruolo con una linea chiara e credibile: promuovere una politica di pace, investire con serietà nella transizione ecologica e uscire dalla dipendenza dal fossile. Per essere autorevoli nei tavoli internazionali servono scelte concrete, coerenti con gli obiettivi di sostenibilità e con la necessità di costruire una reale autonomia energetica. Un Paese che investe nel green, nella giustizia climatica e nella stabilità sociale è anche un Paese più forte e più libero.

D: Qual è l’opinione del Presidente in merito all’attacco di Trump al Papa? Quali ritiene possano esserne le motivazioni e le conseguenze?


R: L’attacco al Papa è un fatto grave, perché colpisce una figura di riferimento morale e spirituale per milioni di persone. Può rispondere a una logica di provocazione e consenso, ma rischia di alimentare tensioni e divisioni in una fase che avrebbe invece bisogno di rispetto, equilibrio e pace.

D: Quali effetti ritiene che il risultato del referendum possa avere sugli equilibri politici nazionali?


R: Il risultato del referendum consegna un messaggio politico chiaro: gli italiani hanno scelto di difendere l’equilibrio costituzionale e l’autonomia della magistratura, respingendo un tentativo di modifica portato avanti senza un adeguato confronto.

D: Pensa che il risultato possa modificare le priorità legislative del Parlamento nei prossimi mesi?


R: Il risultato del referendum impone una riflessione sulle priorità legislative, a partire dalla necessità di affrontare i problemi reali del Paese con più dialogo e meno forzature. Il messaggio politico che emerge è quello di una maggiore esigenza di equilibrio istituzionale, di rispetto del Parlamento e di attenzione ai temi concreti della giustizia, della coesione sociale e della qualità democratica.

D: Quali considera le priorità più urgenti per la Campania dopo il risultato elettorale?


R: Le priorità più urgenti riguardano innanzitutto la sanità, il lavoro, i giovani e la riduzione delle disuguaglianze territoriali. L’uscita dal Piano di rientro sanitario è un primo segnale importante, perché consente di tornare ad assumere personale sanitario, investire negli ospedali e rafforzare la medicina di prossimità. Accanto a questo, c’è il grande tema delle bonifiche, decisive per restituire sicurezza, salute e prospettiva ai territori più colpiti. E poi c’è la necessità di costruire occasioni vere per i giovani, contrastando la fuga di competenze e investendo su formazione, lavoro qualificato e sviluppo sostenibile.

D: Quali interventi ritiene indispensabili per affrontare le criticità ambientali della Regione?


R: È un tema molto ampio, che richiede una strategia seria e di lungo periodo. Ma il primo punto, sicuramente, è quello delle bonifiche. Ce lo chiede la realtà dei territori e ce lo richiama con forza anche la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla Terra dei Fuochi. Di fronte a situazioni conosciute da anni, non si può più procedere a rilento: servono interventi concreti, trasparenza, monitoraggio costante e un cronoprogramma verificabile. Accanto alle bonifiche, occorre rafforzare il controllo sulla qualità dell’aria, investire nella prevenzione, rendere pubblici i dati ambientali e coinvolgere le comunità locali nei processi decisionali. Più in generale, la risposta alle criticità ambientali deve poggiare su responsabilità istituzionale, investimenti strutturali e presenza dello Stato sui territori.

D: Quali politiche ritiene fondamentali per sostenere lavoro, giovani e sviluppo sostenibile in Campania?


R: Le politiche fondamentali sono quelle che uniscono formazione, lavoro qualificato, innovazione, infrastrutture sociali e sostenibilità. Il punto centrale, come detto prima, è fermare la fuga dei giovani e dei laureati, costruendo in Campania occasioni concrete di crescita. Questo significa rafforzare il legame tra università e imprese, sostenere l’occupazione femminile e giovanile, investire nelle reti territoriali, nel terzo settore, nella cultura, negli spazi civici e nei percorsi di professionalizzazione.

( foto di repertorio)

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