Il dramma di Scampia
Sul dramma di Scampia, sarà ovviamente la Magistratura a dover chiarire le cause di quanto accaduto e , conseguentemente, ad individuare eventuali responsabilità. In tal senso, i reati ipotizzati dalla Procura di Napoli sono omicidio colposo plurimo, lesioni colpose e crollo. Altrettanto arduo e complesso è l’avventurarsi in un’analisi della storia delle cosiddette “Vele” tenuto conto che essa ha implicazioni urbanistiche, politiche e sociali.
La narrazione degli anni Ottanta e del periodo successivo, relativa alle Vele di Scampia, è fitta di inchieste, reportages giornalistici, docufilm, fiction e libri di successo.
Ma i gravi accadimenti di questo afoso mese di Luglio, cioè il crollo del ballatoio alla “Vela Celeste” con morti e feriti, hanno riproposto la questione del “ghetto” ( perché di questo si tratta), del dramma di un’area periferica colpevolmente dimenticata, lasciata marcire negli anni. Quasi come se si sia voluto chiudere gli occhi dinanzi ad una realtà socio – abitativa della quale macroscopiche e ampiamente visibili sono apparse, nel corso degli anni, il deterioramento, la consunzione, i deficit e le carenze strutturali.
E l’occupazione da parte delle centinaia di persone sfollate a seguito del tragico crollo, della Facoltà di Medicina di Scampia, – presidio universitario, inaugurato circa due anni fa, realizzato quale segnale forte di quanto un’istituzione come l’Università può fare per un territorio degradato – , sembra, a questo punto, il tristissimo paradosso della dolorosa vicenda di Scampia. Così come le atroci morti dei tragici avvenimenti alle Vele, appaiono sempre di più come una tragedia annunciata.
( Il Direttore editoriale )
L.P.
In basso: Lo sconforto dei residenti delle Vele ( foto “Tempi)
