Si professa la libertà di dire, di divertirsi, di pensare, di scrivere, di amare, di essere e anche di non essere, di vivere e pure di morire. Nonostante ciò la libertà di esprimersi vacilla se il tema è quello della maternità. Guai a commentare la maternità con tono benevolo, con dolcezza, con emozione, con priorità, che immediatamente puzzi di maschilismo e patriarcato.
Una donna non è libera di affermare che tra i propri obiettivi principali ci sia quello di dare alla vita un bambino e di crearsi una famiglia. E se l’esperienza materna l’ha vissuta, non può ammettere che abbia un ruolo primario. Perché se lo fa, ridimensiona in automatico chi di figli non ne vuole, contemporaneamente avvalora l’ipotesi secondo cui l’assenza di maternità è una condizione che rende la donna monca. O, ancora peggio, sta intrinsecamente colpevolizzando chi magari i figli li vuole ma non può averne. Ma perché mai? Ma perché i due concetti che non sono neanche lontanamente sovrapponibili, vengono presentati come fossero imprescindibili l’uno dall’altro. Un automatismo che non esiste.
Tuttavia è ciò che sembrano suggerire le critiche alle affermazioni sulla maternità del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, rilasciate a Montecitorio. Quando il suo discorso, che parte dal commento sulle recenti esternazioni della senatrice di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni, non fa una piega.
“Riguardo la dichiarazione alla quale lei fa riferimento, io non so dirle se la parola aspirazione sia una parola giusta, però posso dirle una cosa. Io sono Presidente del Consiglio dei Ministri, sono forse la donna considerata oggi – che potrebbe diciamo temporaneamente (essere) considerata – tra le più affermate in Italia, e se lei mi chiedesse cosa scegliere tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e mia figlia Ginevra, io non avrei dubbi. Come qualsiasi altra madre. Perché? – per questo dico non so se aspirazione sia la parola giusta… – Perché la maternità ti regala qualcosa che nessun altro traguardo ti può regalare! Se il concetto è questo lo condivido.“
E pare sia proprio questa l’affermazione impronunciabile: sostenere che la maternità sia un’esperienza unica nel suo genere. Un’affermazione banale, naturale, scontata ma che non si può più pronunciare senza essere ricoperti di critiche.
Il discorso della Meloni procede poi con una tematica di fondamentale importanza ed estremamente attuale. Le difficoltà che quotidianamente le donne affrontano una volta diventate madri, e del suo impegno affinché vengano superate.
“Qual è il concetto che non condivido? Il concetto che io non ho condiviso, non condivido e non condividerò mai è che un traguardo debba toglierti l’opportunità dell’altro.
Cioè, molto spesso quando io mi sono occupata e quando ci siamo occupati di politiche per la maternità e per la natalità ci è stato detto: le politiche per la maternità e per la natalità sono nemiche del lavoro delle donne. Non lo accetto. E il modello non sono io! Guardi, si citava prima Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea: sette figli; Roberta Metsola, Presidente del Parlamento europeo: quattro figli. Si può fare, si può fare. Allora qual è il messaggio che secondo me va dato? Il messaggio che secondo me va dato è: non c’è bisogno di rinunciare una cosa per un’altra, fai tutte le scelte libere della tua vita.“
E si torna al punto di partenza, alla tanto agognata libertà.
Martina Succoio