“Posso capire tutto: le difficoltà, i limiti, la mancata comprensione, ma non la privazione della dignità di mio figlio”. Così esordisce Delia, la mamma di Danilo, ragazzo di 16 anni, residente a Pianura, affetto da microcefalia, che ha scelto di condividere la sua storia e metterla al servizio di donne che possono vivere le sue stesse difficoltà. Oggi conosceremo un altro ragazzo dell’ormai nota ONLUS “C’era una volta un principe di nome Samuele”, ma soprattutto il punto di vista di una mamma che ha deciso di non arrendersi. Delia, ha scelto di raccogliere i suoi pensieri in un libro, dedicandolo al padre, l’uomo che è stato la sua forza e la sua guida, finché un tumore non gliel’ha portato via. Si legge di Danilo, nato il 26 luglio 2007, giorno in cui le fu comunicata la condizione invalidante che avrebbe affetto il figlio per tutta la vita: microcefalia. Solo con lo scorrere dei mesi e degli anni, Delia ha imparato a capire cosa significasse gestire una tale situazione, e quante difficoltà e sofferenze avrebbe dovuto affrontare. Dalle commoventi pagine del suo libro si può leggere di come spesso il dolore l’abbia portata allo strenuo delle sue forze, per poi risollevarsi solo grazie all’amore per il suo primogenito e per Danilo: “Solo quando guardo i miei figli, mi rendo conto che sono la forza che mi spinge ad andare avanti”. Una visita all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma le diede però speranza: con l’adolescenza e con le terapie la sua condizione sarebbe potuta migliorare. La psicomotricità è stata di grande aiuto ed oggi Delia ha acquistato la fermezza  e la lucidità che solo l’esperienza e la maturità le hanno potuto conferire, sebbene ogni giorno debba combattere contro le ingiustizie legali, il disinteresse e l’inefficienza di uno Stato indifferente ai problemi dei propri cittadini più bisognosi. “Ci siamo solo io e lui, sono la sua fidanzatina, compagna di banco, confidente, madre, assistente… solo io per il mio guerriero”. E’ solo durante il primo lockdown che Delia conosce l’associazione e la sua presidente Manuela Udito. La reclusione forzata della pandemia aveva portato non pochi problemi alla vita familiare già difficile di Danilo e Delia. “Mi sono ritrovata a dover gestire mio figlio che, privato delle sue abituali attività giornaliere, in preda alla frustrazione è arrivato anche ad atti di autolesionismo, crisi comportamentali e crolli emotivi”, ci racconta Delia che, arrivando a vedere la sua casa quasi distrutta, si è dovuta rivolgere agli assistenti sociali. In quel periodo per caso conobbe Manuela, e la cooperazione con tutte le mamme fu fondamentale. Coesione, iniziativa e volitività, sono queste le caratteristiche tipiche di queste madri che combattono ogni giorno per i loro figli. Danilo, grazie ai fondi ricavati dall’associazione, ha guadagnato terapie comportamentali e TMA (terapia multisistemica in acqua), oltre che un gruppo coeso che si sostiene oggi giorno per andare avanti, chiedendo a gran voce giustizia.

Valeria Mazzaro

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