Una guerra senza sosta e senza scrupoli, circa 2,2 milioni di persone sono attualmente intrappolate nella Striscia di Gaza.
E’ diventato impossibile anche garantire le forniture umanitarie essenziali, una vera e propria crisi umanitaria. Per far entrare nella Striscia di Gaza, medicine, cibo, acqua, attrezzature mediche di primo soccorso deve essere aperto il valico di frontiera di Rafah con l’Egitto. Ovviamente affinché ciò sia possibile si necessita di una tregua dai bombardamenti. Ma il governo israeliano si oppone con un blocco totale di tutti i beni salvavita di prima necessità compreso carburante, elettricità. Bloccato anche l’ingresso del personale medico e delle ambulanze.
Violato quindi l’Art 3 della Convenzione di Ginevra 1949 contenente le norme relative alla tutela dei prigionieri volte a garantire in caso di guerra, ai feriti e i malati, le cure appropriate.
“Le persone che non partecipano direttamente alle ostilità, compresi i membri di Forze armate che abbiano deposto le armi e le persone messe fuori combattimento da malattia, ferita, detenzione o qualsiasi altra causa, saranno trattate, in ogni circostanza, con umanità, senza alcuna distinzione di carattere sfavorevole basata sulla razza, il colore, la religione o la credenza, il sesso, la nascita o il censo, o altro criterio analogo”.
È solo l’inizio di una guerra portatrice di morte, una guerra sanguinosa, spietata che mostra i segni di una disumana crudeltà. Nulla fa presagire ci sarà una tregua, né vincitori né vinti ma tutti ostaggi della violenza delle armi.
Nel frattempo, l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione di “tutti i civili da Gaza”, oltre un milione di residenti, ma sul fronte umanitario l’Onu chiede la revoca dell’ordine asserendo che un’evacuazione di tale portata causerebbe conseguenze umanitarie devastanti.
Continuano senza tregua, sulla Striscia di Gaza, i raid aerei di Israele, continua ad aumentare notevolmente il numero di vittime; oltre 1.500 sul fronte palestinese e 1.300 sul fronte israeliano.
Giovanna De Vita
