a cura di Vincenzo Di Vita cultore della materia di Storia del Pensiero Economico Università di Napoli Federico II

Con la Relazione Annuale sul 2024 del 12 giugno scorso la Banca di Italia ha fornito dati interessanti anche sulla crescita nelle aree italiane. Il Mezzogiorno, invertendo la tendenza del 2000-2019, ha avuto una crescita del PIL nettamente superiore al Centro Nord (7% circa rispetto al 4%) negli anni 2019-2024. L’effetto principale è stato l’aumento del reddito medio per abitante di quasi l’8% nelle regioni meridionali ed insulari, il doppio della crescita registrata nel Centro Nord (4%). Tuttavia il reddito medio per abitante al Sud e nelle Isole è ancora poco più della metà di quello delle regioni del Centro Nord. Quali sono stati i fattori alla base della maggiore crescita del reddito pro capite nel Mezzogiorno? Fondamentalmente due: la ripresa della occupazione e l’aumento della produttività del lavoro maggiore rispetto al Centro Nord. L’occupazione è aumentata dopo la pandemia nel Mezzogiorno dell’8,7% (3% al Centro Nord) e ciò è riconducibile al comparto delle costruzioni, che ha beneficiato degli incentivi per la riqualificazione edilizia principalmente il bonus 110%, ai servizi di istruzione e sanità per l’allentamento dei vincoli di bilancio per l’assunzione di nuovo personale. E’ interessante notare che i lavoratori del settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione sono aumentati del 50% nel Mezzogiorno (22,5% nel resto del Paese) grazie a tre aree urbane, Napoli, Bari, Catania, dove sono localizzati circa la metà degli addetti del comparto informazioni e comunicazioni. Cosa ci dicono questi dati? In primo luogo che la ripresa occupazionale è la priorità nel Mezzogiorno per la crescita del reddito pro capite dell’area che risulta ancora troppo basso rispetto al resto del paese. La seconda considerazione è che gli incentivi pubblici nel settore edilizio e gli allentamenti sui vincoli di bilancio hanno sostenuto negli anni post pandemia gli investimenti e quindi la ripresa occupazionale: una politica di sostegno agli investimenti privati, alla spesa per la ricostruzione del patrimonio edilizio ed infrastrutturale, per il potenziamento di servizi come istruzioni, sanità, giustizia appare, alla luce dei dati commentati, una strada necessaria per l’ampliamento occupazione e quindi per la crescita del reddito pro capite. La terza considerazione attiene alla crescita della produttività del lavoro che, sebbene sia stata maggiore rispetto al Centro Nord (0,8% nel Sud ed Isole contro 0,6% del resto del paese), è ancora troppo bassa. Su questo fronte occorre agire utilizzando anche le risorse europee per stimolare gli investimenti specie infrastrutturali e tecnologici che rappresentano il principale limite alla robusta ripresa di produttività nell’area.

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