A posteriori, essendo entrato ,ultimamente, nelle dinamiche dei cosiddetti “tormentoni” cantando io stesso ripetutamente un brano presente al Festival di Sanremo, ho cercato di comprendere i motivi di quella che si sta rivelando una canzone dal primato di ascolti e di vendite. Ovviamente parlo di Lucio Corsi e del suo fortunato pezzo “Volevo essere un duro”. Dal punto di vista meramente tecnico – musicale il brano si connota indubbiamente per orecchiabilità , freschezza e vivacità e, altresì, per una “variabilità” del tema musicale che lo rende gradevole e mai ripetitivo.

Ora però andiamo ai contenuti del testo. Appare evidente che la narrazione della canzone è certamente autobiografica, così come del resto, affermato dallo stesso cantautore. “Volevo essere un duro” è l’anelito di Lucio bambino di essere un eroe, una persona dura, talvolta anche strafottente e sicura di sé. Tale iniziale autodescrizione di sé, verso la fine del testo, però, si direziona verso una consapevolezza, legata al trascorrere dell’età, che il “vivere quotidiano” sia una condizione tutt’altro che semplice, al contrario esso è uno status del tutto complicato, specialmente se non si hanno riferimenti affettivi.

Quella di Corsi è ciò che in sociologia viene definito “rito di passaggio”, il rituale cioè che segna il cambiamento di un individuo da uno status socioculturale ad un altro, cambiamenti che riguardano il ciclo della vita individuale. Il finale della canzone capovolge per così dire l’impianto delle velleità iniziali di Corsi per assurgere alla conclusione che ci si deve accettare con le proprie eventuali inadeguatezze cercando di vivere quanto più possibile in uno stato di equilibrio anche se imperfetto.

Luigi Panico

( Direttore Editoriale)

( foto tratta dal sito “Rolling Stone Italia)

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