a cura di Vincenzo Di Vita, cultore della materia in Storia del Pensiero Economico Università degli Studi di Napoli Federico II

Nell’ultima edizione L’economia delle regioni italiane – Dinamiche recenti e aspetti strutturali, pubblicato dalla Banca di Italia nel novembre 2024, è presente una sezione di approfondimento sulle Scelte Finanziarie delle Famiglie più Anziane che, riprendendo i risultati dell’Indagine sui bilanci delle Famiglie Italiane, fornisce delle riflessioni molto interessanti sulla distribuzione della ricchezza delle famiglie nel Mezzogiorno. Secondo le previsioni demografiche, nel 2043 i residenti con almeno 65 anni di età nel Mezzogiorno rappresenteranno il 34% della popolazione presente nell’area. Se si considera che nel 2023 questa fetta della popolazione costituiva il 23% della popolazione si comprende bene l’effetto del progressivo invecchiamento demografico atteso nei prossimi anni, invecchiamento più rapido di quello stimato per le restanti regioni italiane. Naturalmente questo processo nel Mezzogiorno è in atto da anni e, tra i vari effetti prodotti, ha contribuito ad un particolare fenomeno socio-economico: la crescente concentrazione della ricchezza netta detenuta dai nuclei familiari più anziani, definiti come le famiglie nelle quali il principale percettore di reddito ha almeno 65 anni. Nel 2020 nel Mezzogiorno questi nuclei detenevano il 40% della ricchezza totale delle famiglie residenti mentre nel 2000 la loro quota di ricchezza totale si attestava al 27%. La ricchezza netta detenuta dai nuclei familiari più anziani nell’area è maggiore rispetto a quanto registrato nel Centro Nord dove queste famiglie detenevano nel 2020 circa un terzo della ricchezza totale. La crescente concentrazione della ricchezza presso le famiglie più anziane registrata nel periodo 2000-2020 è certamente effetto del progressivo invecchiamento della popolazione (le famiglie anziane sono aumentate del 5%) ma risente anche del miglioramento delle condizioni economiche dei nuclei più anziani. Nel Mezzogiorno, infatti, la loro ricchezza netta è in termini relativi cresciuta molto di più di quanto non sia cresciuta nei nuclei familiari di età inferiore ai 65 anni. Soprattutto, le famiglie con principale percettore di reddito di età inferiore ai 45 anni hanno registrato una sensibile riduzione della ricchezza netta. L’indagine fornisce anche altre interessanti informazioni. In primo luogo, la componente principale della ricchezza dei nuclei più anziani nel Mezzogiorno sono le abitazioni detenute in proprietà (il 75% delle famiglie over 65 sono proprietarie delle abitazioni in cui risiedono). Inoltre, la loro ricchezza è principalmente investita in gestioni patrimoniali e solo per una piccola quota è tenuta sotto forma di depositi. Nel Mezzogiorno, infine, i nuclei più anziani utilizzano meno le carte di credito e di debito, come al Centro Nord, preferendo i pagamenti in contanti, in misura più accentuata rispetto al Centro Nord, e ricorrono meno ai servizi bancari offerti con canali digitali. Riguardo tale ultimo aspetto le differenze rispetto alle famiglie più giovani appaiono più contenute nel Mezzogiorno poiché l’utilizzo di questi strumenti è sensibilmente minore per tutte le classi di età rispetto al resto del Paese.

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