Le recenti dichiarazioni di Fabio Ciciliano hanno sollevato indignazione e sconcerto. “Se viene una scossa di quinto grado cadono i palazzi e conto i morti” parole che suonano come una sentenza fredda, priva di empatia e lontana dall’approccio che ci si aspetterebbe da un rappresentante della Protezione Civile.

In un contesto in cui la sicurezza e la prevenzione dovrebbero essere priorità assolute, simili affermazioni rischiano di generare panico anziché rassicurare e guidare la popolazione. Un ruolo istituzionale di tale rilevanza richiede responsabilità comunicativa, capacità di fornire soluzioni e strategie, non di alimentare ansia e terrore.

La protezione civile dovrebbe essere il baluardo della sicurezza pubblica, capace di trasmettere fiducia e indicare vie concrete per ridurre i rischi. Lanciare messaggi allarmistici senza proporre misure concrete non solo è inopportuno, ma mina la credibilità di un’istituzione che deve essere percepita come un punto di riferimento solido ed efficace.

In un Paese che ha vissuto tragedie legate ai terremoti, la sensibilità su questo tema è altissima. La comunicazione deve essere chiara, basata su dati scientifici, ma anche accompagnata da un approccio umano e proattivo. Fabio Ciciliano dovrebbe riflettere sul peso delle sue parole e sulle conseguenze che possono avere sulla popolazione.

Serve una Protezione Civile che agisca con fermezza, sì, ma anche con umanità e concretezza. Altrimenti, si rischia di trasformare un’istituzione fondamentale in un megafono di paura.

Giovanna De Vita

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