di Vincenzo Di Vita – economista e cultore della materia di Storia del Pensiero Economico – Università di Napoli Federico II

l Rapporto dell’ISTAT Differenze Retributive per genere, generazione, livello di istruzione e tipo di contratto, pubblicato il 20 gennaio scorso, fornisce informazioni interessanti sui gap retributivi tra lavoratori dipendenti per l’anno 2022 in Italia. Tra i molti dati esposti, riteniamo che uno, in particolare, meriti di essere evidenziato ovvero l’aumento della quota di lavoratori a bassa retribuzione oraria (low wage earners). Per bassa retribuzione (low wage) l’ISTAT definisce per il 2022 la retribuzione oraria pari o minore a 8,9 euro, corrispondente al 67% dello stipendio orario mediano dei lavoratori dipendenti italiani. Ebbene nel 2022 più di un lavoratore su dieci (il 10,7%) ha percepito una paga oraria non superiore a questo importo. Nello specifico la percentuale di dipendenti a bassa retribuzione è maggiore tra le donne (12,2%) che tra gli uomini (9,6%). Tuttavia, un dato preoccupante è la quota di giovani lavoratori a bassa retribuzione che risulta essere superiore a più del doppio di quella relativa ai lavoratori meno giovani: secondo la ricerca quasi uno su quattro giovani con meno di 29 anni (per la precisione il 23,6%) guadagna uno stipendio orario pari o minore a 8,9 euro contro il 10% dei lavoratori di età compresa tra i 30 ed i 49 anni ed il 7,2% di dipendenti sopra i 50 anni. Ma l’aspetto interessante è l’aumento della percentuale di lavoratori a bassa retribuzione (low wage earners) tra il 2018 ed il 2022, passata dal 9,8% al 10,7%.

Questa crescita ha riguardato sia le donne (le donne con minori retribuzioni sono passate dal 11,6% al 12,2% dal 2018 al 2022) che gli uomini, (dal 8,5% al 9,6%) mentre per i lavoratori giovani si assiste ad una lieve decrescita (dal 23,9% al 23,6%).

Insomma quello che emerge dal confronto dei dati è uno scivolamento di una quota maggiore di lavoratori verso livelli retributivi ridotti avvenuto, tra l’altro, in anni precedenti alla forte crescita dell’inflazione del 2022. La crescita della quota di lavoratori italiani con basse paghe indica un peggioramento del reddito complessivo medio dei dipendenti privati e quindi della loro capacità di spesa, falcidiata anche dalla inflazione impennatasi dal 2022. E’ auspicabile intervenire presto per favorire la crescita degli stipendi più bassi e per difendere il potere di spesa dei lavoratori e pensionati mediante il rilancio della produttività, con investimenti in infrastrutture e tecnologie, con il contenimento dell’inflazione e riducendo il carico fiscale sui più bassi redditi da lavoro dipendente e da pensioni.

( nella foto il Prof. Vincenzo Di Vita )

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