Parigi torna ad essere luogo di attentato terroristico. All’ombra della Tour Effeil, sabato 2 dicembre, Armand Rajabpour-Miyandoab, giovane francese di origini iraniane, ha ucciso un turista tedesco e poi ha ferito la moglie con un coltello. Ha poi attraversato il ponte Bir-Hakeim e sferrato dei colpi con un martello, ferendo due uomini, che ora non sono in pericolo di vita.
Una volta neutralizzato dagli agenti, mediante l’utilizzo di una pistola taser, l’attentatore ha dichiarato la volontà di cercare un “suicide by cops”. Nel gergo jihadista con questa espressione si indica il suicidio procurato attraverso i poliziotti. L’attentatore voleva morire da martire, ed è questo il motivo per cui minacciava di avere dell’esplosivo addosso.
L’assalitore, pochi attimi prima dell’azione violenta, aveva già anticipato la notizia del suo attentato e annunciato la sua fedeltà alla jihad, in un video postato sui social. Nelle settimane precedenti era stato, inoltre, autore di numerosi commenti relativi alla situazione nella Striscia di Gaza e alla Palestina, e nei quali manifestava tutta la sua frustrazione nel veder morire i musulmani.
L’attentatore noto agli inquirenti
Nel pensiero collettivo desta preoccupazione la notizia che il soggetto fosse tristemente noto agli inquirenti. Le autorità avevano schedato l’individuo con la “S”, era ritenuto quindi un individuo potenzialmente pericoloso per la sicurezza dello Stato. Inoltre, era stato condannato nel 2016 ad una pena detentiva di 4 anni per associazione a delinquere finalizzata alla preparazione di un atto terroristico. Si tratta dell’attentato programmato e istigato da Maximilien Thibault, uno jihadista con sede in Siria, ex membro delle Forsane Alizza. Ma questo era solo uno dei contatti terroristici, facente parte di una fitta rete di legami, con cui Armand Rajabpour-Miyandoab intratteneva rapporti. Perfino la madre del killer aveva espresso la sua preoccupazione alle autorità, ad ottobre, allertata dall’atteggiamento assunto dal figlio, che si era completamente chiuso in sé stesso e che aveva già mostrato una personalità estremamente fragile e che soffriva di gravi disturbi psichiatrici.
Martina Succoio
(foto ANSA)