Dalla trasformazione dell’ex Polo Artigianale voluta durante l’amministrazione de Magistris al sequestro del 2019, fino al rogo del 4 ottobre 2026. Atti comunali, documenti ASIA e cronache dell’epoca ricostruiscono la storia dell’impianto di via Nelson Mandela. E fanno emergere alcune domande ancora senza risposta.
L’incendio divampato il 4 ottobre nell’isola ecologica di Pianura ha aperto un’emergenza che in poche ore è uscita dai confini dell’impianto di via Nelson Mandela. Il Comune di Napoli ha sospeso le attività didattiche nelle scuole pubbliche e private del quartiere, compresi gli asili nido, e le attività sportive all’aperto; l’ARPAC ha avviato il monitoraggio dell’aria per diossine, furani e PCB diossina-simili; l’ASL Napoli 1 Centro ha indicato una serie di precauzioni alla popolazione. Mentre si attendono i risultati delle analisi e gli accertamenti sulle cause del rogo, c’è un’altra storia che merita di essere ricostruita: quella dell’impianto nel quale l’incendio è scoppiato.
Gli atti e i documenti disponibili riportano indietro di almeno dieci anni. L’area dell’ex Polo Artigianale era già utilizzata da ASIA prima che diventasse un centro di raccolta; nel 2016 l’amministrazione guidata da Luigi de Magistris ne avviò la trasformazione in isola ecologica, non senza opposizioni in Consiglio comunale; nel 2017 arrivò l’apertura. Due anni più tardi, durante la crisi dei rifiuti dell’autunno 2019, il sito venne utilizzato anche per accogliere ingombranti provenienti dal centro della città. Nel dicembre dello stesso anno arrivarono i Carabinieri forestali e i tecnici dell’ARPAC: l’impianto fu sequestrato.
- 2016: parte l’iter per trasformare l’ex Polo Artigianale in centro di raccolta.
- 2017: apre l’isola ecologica di via Nelson Mandela.
- 2019: durante la crisi dei rifiuti il sito accoglie anche ingombranti provenienti dal centro città; a dicembre viene sequestrato.
- Entro il 2023: ASIA registra il rilascio dell’Autorizzazione Unica Ambientale.
- 4 ottobre 2026: il vasto incendio porta all’adozione di misure precauzionali per l’intero quartiere.
Il Polo Artigianale era già utilizzato da ASIA
La storia dell’isola ecologica non comincia con la sua inaugurazione. Nel marzo 2016, quando viene approvato l’avvio dell’iter per trasformare l’ex Polo Artigianale di Pianura in un centro di raccolta differenziata, l’area viene descritta come già utilizzata da ASIA come «depositeria e trasferenza». La scelta dell’amministrazione de Magistris fu quindi quella di modificare e strutturare una funzione che, almeno in parte, era già legata al ciclo dei rifiuti.
A promuovere l’operazione fu Raffaele Del Giudice, allora vicesindaco di Napoli e già amministratore di ASIA, destinato successivamente ad assumere anche la delega all’Ambiente. La motivazione ufficiale era la necessità di dotare la IX Municipalità di un centro di raccolta: Pianura e Soccavo, con un bacino indicato allora in circa centomila abitanti, non disponevano di un’isola ecologica.
La trasformazione del Polo Artigianale incontrò tuttavia opposizioni prima ancora dell’apertura. Il tema compare negli atti del Consiglio comunale del 5 agosto 2016, quando Marco Nonno, consigliere comunale di opposizione, ricordò che già in precedenza si era tentato di trasformare quell’area in un’isola ecologica e propose per il sito una destinazione differente, con la realizzazione di una pista podistica. Gli atti non consentono di attribuire alla popolazione di Pianura nel suo complesso una posizione contraria all’impianto, ma documentano che la scelta dell’area era già oggetto di confronto politico.
L’apertura nel 2017 e il ruolo di Del Giudice
L’amministrazione comunale proseguì con il progetto e nel 2017 l’isola ecologica di via Nelson Mandela entrò in funzione. La struttura venne inserita nella rete dei centri di raccolta cittadini e configurata come centro completo, quello che ASIA oggi definisce un centro di raccolta “esteso”. Non si trattava, dunque, di un semplice punto per il conferimento di mobili e materassi: la struttura poteva ricevere numerose frazioni di rifiuto, comprese apparecchiature elettriche ed elettroniche, grandi elettrodomestici, frigoriferi, condizionatori, batterie, oli, vernici e solventi.
La presenza tra le categorie conferibili di materiali classificati come pericolosi non costituisce, naturalmente, un’irregolarità. La funzione di un centro di raccolta completo è proprio quella di consentire il conferimento controllato di rifiuti che non possono essere smaltiti attraverso la raccolta ordinaria. Ciò che conta, sotto il profilo ambientale e della sicurezza, sono le modalità di deposito, le quantità ammesse, le caratteristiche dell’area e il rispetto delle prescrizioni previste per ciascuna tipologia.
Durante un Question Time del 15 ottobre 2018, Raffaele Del Giudice rivendicò pubblicamente la progettazione e la realizzazione dell’isola ecologica quando era amministratore di ASIA e definì quella a disposizione uno «spazio risicato».
Quella definizione non dimostra che il centro fosse tecnicamente inadeguato, né può essere utilizzata oggi come spiegazione di ciò che sarebbe accaduto negli anni successivi. È però un elemento della storia amministrativa dell’impianto: già nel 2018 chi ne aveva seguito progettazione e realizzazione riconosceva pubblicamente che lo spazio disponibile era limitato.
Nell’autunno 2019 il centro viene chiuso agli utenti e cambia funzione
Il primo passaggio critico documentato arriva nell’autunno del 2019, nel pieno di una nuova fase di difficoltà del ciclo dei rifiuti napoletano. Secondo la ricostruzione pubblicata all’epoca da Repubblica, dal 22 ottobre l’isola ecologica di Pianura venne chiusa agli utenti dopo la chiusura del sito ex ICM di via Brecce e utilizzata dagli operatori ASIA per depositare ingombranti provenienti dal centro della città.
È un elemento importante perché dimostra che, almeno in quella fase emergenziale, il centro di via Nelson Mandela non svolse esclusivamente la funzione ordinaria di raccolta dei materiali conferiti direttamente dagli utenti. Una parte dei rifiuti arrivava attraverso la logistica dell’azienda da altre zone di Napoli. Allo stato della documentazione disponibile, però, non è possibile affermare che questa modalità sia diventata permanente o che sia proseguita negli anni successivi.
Dicembre 2019, il sequestro dei Carabinieri
Poche settimane dopo quella modifica operativa, sull’isola ecologica si concentrò l’attenzione del Nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale dei Carabinieri. Tra il 5 e il 7 dicembre 2019 venne effettuato un controllo con il personale dell’ARPAC che si concluse con il sequestro dell’intero impianto, comprese attrezzature e mezzi.
Il resoconto ANSA dell’epoca descriveva un piazzale di circa 1.500 metri quadrati, solo parzialmente pavimentato, nel quale le caditoie destinate alla raccolta delle acque meteoriche risultavano ostruite. Vennero inoltre segnalati rifiuti non differenziati e ingombranti ammassati. Nei cassoni erano presenti frigoriferi, televisori, stampanti e altri dispositivi elettronici e, secondo quanto riportato in relazione all’intervento, rifiuti speciali pericolosi non bonificati.
La ricostruzione pubblicata da Repubblica aggiunse ulteriori particolari. Il quotidiano riferì della presenza di rifiuti su terreno non impermeabilizzato e di sei contenitori all’aperto nei quali si trovavano, tra l’altro, monitor e batterie. Secondo lo stesso articolo, durante gli accertamenti ASIA non sarebbe stata in grado di mettere immediatamente a disposizione degli investigatori le planimetrie, la documentazione relativa al tipo di impermeabilizzazione e le autorizzazioni riguardanti gli scarichi delle acque.
Si tratta di circostanze che vanno attribuite alle fonti dell’epoca perché non disponiamo ancora del verbale integrale del controllo né degli atti del procedimento giudiziario. Il sequestro dell’impianto resta però un fatto documentato e rappresenta uno degli snodi principali della storia di via Nelson Mandela.
Il vuoto tra il sequestro e la riapertura
È nella fase successiva che la ricostruzione diventa più difficile. L’impianto tornò infatti operativo, ma tra i documenti finora reperiti non compare ancora il provvedimento giudiziario di dissequestro. Mancano quindi una data certa e, soprattutto, gli elementi necessari per ricostruire attraverso gli atti quali interventi furono effettuati dopo il controllo del 2019, quali eventuali prescrizioni furono impartite e a quali condizioni venne autorizzata la ripresa dell’attività.
Un elemento successivo compare nella documentazione ufficiale di ASIA. Nel bilancio di esercizio al 31 dicembre 2023, l’azienda indica l’isola ecologica di via Nelson Mandela come un bene del Comune di Napoli concesso in comodato d’uso ad ASIA e registra per il sito il rilascio dell’Autorizzazione Unica Ambientale.
L’AUA è uno dei documenti fondamentali per proseguire la ricostruzione, ma occorre acquisirne il testo integrale, con numero, data, prescrizioni e allegati tecnici. Soltanto così sarà possibile capire quali autorizzazioni ambientali riguardino l’impianto, quali condizioni siano state poste e quale sia la configurazione autorizzata del sito.
Le code di settembre, tredici giorni prima dell’incendio
La cronologia compie poi un salto fino alle settimane immediatamente precedenti al rogo. Il 21 settembre 2026, tredici giorni prima dell’incendio, la stampa locale segnalò lunghe code di autocarri e furgoni all’ingresso dell’isola ecologica, con ripercussioni sulla viabilità della zona.
Le immagini e le testimonianze consentono di documentare l’esistenza delle code, non la provenienza dei rifiuti. Non sono ancora disponibili i registri degli ingressi di quelle giornate e non è quindi possibile stabilire quanti fossero i mezzi, chi li conducesse, quale materiale trasportassero e se appartenessero ad ASIA, a privati o ad altri soggetti. Sono informazioni che assumono oggi un evidente interesse pubblico e che potranno essere chiarite attraverso i dati dell’azienda.
Il 4 ottobre le fiamme nell’isola ecologica
Nel pomeriggio del 4 ottobre l’incendio divampa all’interno del centro di via Nelson Mandela. Tre squadre dei Vigili del Fuoco intervengono con autobotti; sul posto arrivano anche Protezione civile comunale, Polizia municipale e Forze dell’ordine. Il prefetto di Napoli Michele di Bari convoca d’urgenza il Centro coordinamento soccorsi, mentre ASL Napoli 1 Centro, ARPAC e Comune avviano gli accertamenti necessari.
La sera ARPAC comunica di avere installato nei pressi dell’incendio un campionatore ad alto flusso d’aria per verificare presenza e concentrazioni di diossine, furani e policlorobifenili diossina-simili. L’avvio di queste analisi non equivale al riscontro di concentrazioni pericolose di tali sostanze: al momento della pubblicazione si attendono i risultati del monitoraggio.
Il provvedimento definisce quello di via Nelson Mandela un incendio di «vaste proporzioni» e dà atto della propagazione di fumi e odori derivanti dalla combustione dei materiali presenti nell’area. L’ASL Napoli 1 Centro segnala inoltre un forte odore acre percepibile alla gola.
L’ordinanza sospende l’attività dell’isola ecologica fino al ripristino delle condizioni di sicurezza e ferma le attività didattiche di tutte le scuole pubbliche e private di Pianura, di ogni ordine e grado, compresi gli asili nido. Vengono sospese anche le attività sportive all’aperto. Per scuole e sport il provvedimento resterà in vigore fino alla cessazione dell’emergenza e agli esiti favorevoli del monitoraggio ARPAC.
Dieci anni in via Nelson Mandela
Il sequestro del 2019 e l’incendio del 2026: cosa possiamo dire
Il sequestro del 2019 e l’incendio del 2026 sono separati da quasi sette anni e, allo stato degli atti disponibili, non esiste alcun elemento che consenta di stabilire un rapporto causale tra i due episodi. Sarebbe quindi scorretto presentare le criticità contestate allora come la causa o l’antecedente diretto dell’incendio di oggi.
La storia amministrativa dell’impianto pone però questioni precise che meritano una risposta. La prima riguarda proprio ciò che accadde dopo il sequestro: quando fu disposto il dissequestro, quali lavori vennero eseguiti, quali prescrizioni furono imposte e quali controlli precedettero la riapertura. Occorre inoltre acquisire l’Autorizzazione Unica Ambientale integrale e conoscere la capacità autorizzata dell’impianto, i quantitativi gestiti negli ultimi anni e la provenienza dei flussi.
Per ricostruire ciò che è accaduto il 4 ottobre serviranno invece altri documenti: l’inventario dei materiali presenti nell’isola ecologica al momento dell’incendio, i quantitativi effettivamente coinvolti dalle fiamme, le verifiche sui sistemi antincendio e la relazione dei Vigili del Fuoco sulle cause del rogo. Sarà inoltre necessario conoscere quando sia stato effettuato l’ultimo controllo dell’impianto prima dell’incendio e con quale esito.
Le domande ancora senza risposta
Quando e con quale provvedimento venne dissequestrata l’isola ecologica dopo il controllo del dicembre 2019?
Quali lavori furono eseguiti prima della riapertura e quali prescrizioni furono eventualmente impartite?
Cosa prevede integralmente l’Autorizzazione Unica Ambientale rilasciata per via Nelson Mandela?
Qual è la capacità autorizzata dell’impianto e quanti rifiuti sono transitati dal sito nel 2024, 2025 e 2026?
Il centro viene utilizzato anche per trasferire materiali raccolti da ASIA in altre zone della città? Se sì, con quali modalità?
Quanti e quali materiali erano presenti nell’impianto il 4 ottobre 2026 e quali sono stati effettivamente coinvolti dalle fiamme?
Quali sistemi antincendio erano presenti e quando erano stati verificati l’ultima volta?
Quando risale l’ultimo controllo ambientale o di sicurezza effettuato prima dell’incendio e con quale esito?
Da dove sono partite le fiamme e quale ne è stata la causa?
Mettere in fila queste domande non significa anticiparne le risposte. Una riguarda la storia amministrativa e ambientale del sito; un’altra riguarda le cause dell’incendio. Confonderle significherebbe arrivare alla conclusione prima degli accertamenti. Gli atti disponibili permettono già di ricostruire una parte consistente della storia dell’isola ecologica; quelli che ancora mancano dovranno chiarire cosa è accaduto tra il sequestro del 2019, la successiva riapertura e l’incendio del 4 ottobre.
È su questi documenti che proseguirà l’approfondimento de La Voce di Pianura.
Fonti e documenti
La ricostruzione è basata su documenti pubblici, fonti istituzionali e cronache giornalistiche dell’epoca. Di seguito i documenti e le fonti consultabili.