I primi dati diffusi sul monitoraggio ambientale sono rassicuranti e da mercoledì si torna alla normalità. Resta però una domanda su quanto accaduto lunedì e martedì: mentre le scuole erano chiuse per precauzione, parchi e mercati restavano aperti e gli alimenti continuavano a essere esposti all’esterno.
Una buona notizia, prima di tutto. Il primo dato diffuso sul monitoraggio effettuato dopo l’incendio dell’isola ecologica di Pianura indica una concentrazione di diossine, furani e PCB diossina-simili pari a 0,024 pg/Nm³ I-TEQ, nettamente inferiore al valore di riferimento di 0,150 pg/Nm³ I-TEQ. Il campionamento, secondo l’aggiornamento diffuso dalla Municipalità 9, è stato effettuato tra il 4 e il 5 ottobre, dopo il rogo divampato nel centro di raccolta di via Nelson Mandela.
Valore di riferimento: 0,150 pg/Nm³. Il dato comunicato per diossine, furani e PCB diossina-simili risulta quindi nettamente inferiore al valore di riferimento indicato.
Il risultato consente di superare le misure precauzionali adottate nei giorni scorsi e, da mercoledì 7 ottobre, di tornare alla normalità con la riapertura delle scuole e la ripresa delle attività sospese.
Ma proprio adesso che l’emergenza si avvia alla conclusione resta una domanda su quanto è accaduto nelle giornate di lunedì e martedì. Perché mentre migliaia di bambini e ragazzi di Pianura non potevano andare a scuola per ragioni di precauzione sanitaria, gli stessi bambini potevano trascorrere la giornata giocando all’aperto nei parchi pubblici. Il mercatino continuava a svolgersi regolarmente e, anche a poche centinaia di metri dall’isola ecologica, frutta e verdura continuavano a essere esposte sui marciapiedi.
Nessuno di questi comportamenti violava l’ordinanza. È proprio questo il punto.
Scuole chiuse fino ai risultati ambientali
Dopo l’incendio del 4 ottobre il Comune di Napoli aveva adottato un’ordinanza urgente sulla base delle indicazioni dell’ASL Napoli 1 Centro. Il provvedimento disponeva la sospensione delle attività didattiche in tutte le scuole pubbliche e private di ogni ordine e grado di Pianura, compresi gli asili nido, e delle attività sportive all’aperto.
La chiusura non era stata fissata per un numero prestabilito di giorni: sarebbe proseguita fino alla cessazione dell’emergenza e agli esiti favorevoli dei rilievi ambientali dell’ARPAC. La misura è rimasta quindi in vigore lunedì 5 e martedì 6 ottobre.
Alla base della decisione c’era il principio di precauzione. L’incendio aveva interessato un centro nel quale vengono conferite diverse categorie di rifiuti e la combustione aveva prodotto una grande colonna di fumo. ARPAC aveva installato nei pressi dell’impianto un campionatore ad alto flusso proprio per ricercare diossine, furani e policlorobifenili diossina-simili aerodispersi.
Oggi conosciamo il primo risultato comunicato: 0,024 pg/Nm³ I-TEQ, un valore ampiamente inferiore al riferimento di 0,150 pg/Nm³ I-TEQ riportato nella comunicazione della Municipalità 9. È una notizia rassicurante per Pianura, ma non cancella una questione che riguarda il modo in cui sono state gestite le quarantotto ore precedenti.
Niente scuola, ma al parco sì
Lunedì e martedì a Pianura si è verificata una situazione singolare. Le scuole erano obbligatoriamente chiuse perché non era ancora possibile escludere, attraverso i risultati delle analisi, una condizione ambientale tale da consentirne la riapertura. Contemporaneamente, però, i parchi pubblici erano accessibili.
In altre parole, un bambino non poteva trascorrere la mattinata nella propria aula, ma poteva trascorrere parte della stessa giornata giocando all’aria aperta.
Non si tratta di sostenere oggi, alla luce dei risultati rassicuranti, che i parchi avrebbero dovuto necessariamente essere chiusi. Sarebbe un ragionamento fatto con informazioni che lunedì mattina non erano ancora disponibili. La questione è esattamente opposta: se lunedì non conoscevamo ancora quei risultati e proprio questa incertezza giustificava la chiusura precauzionale delle scuole, perché la stessa precauzione non è stata accompagnata da indicazioni altrettanto chiare sugli altri luoghi frequentati dai bambini all’aperto?
Le indicazioni adottate dopo l’incendio non riguardavano soltanto le scuole. Ai cittadini veniva raccomandato anche di evitare la permanenza prolungata all’aperto, compresi balconi e terrazzi, di mantenere chiuse porte e finestre, di non lasciare il bucato all’esterno e di lavare accuratamente frutta e verdura prima del consumo.
La cautela, quindi, non riguardava soltanto ciò che accadeva dentro gli istituti scolastici.
Il cortocircuito tra divieti e raccomandazioni
Occorre distinguere due piani. Dal punto di vista amministrativo non c’è necessariamente una contraddizione: il Comune ha individuato alcune attività da sospendere obbligatoriamente e ha affidato per il resto la tutela della popolazione a una serie di raccomandazioni. Sul piano concreto, però, il risultato è stato difficile da comprendere.
Una scuola non aveva possibilità di scelta: doveva restare chiusa. Un parco, non essendo interessato dall’ordinanza, rimaneva aperto. Una famiglia poteva quindi ritrovarsi con il figlio a casa da scuola per precauzione e portarlo, senza violare alcuna disposizione, a giocare all’aperto.
Eppure l’ordinanza comunale raccomandava contemporaneamente di evitare la permanenza prolungata all’esterno.
Se il principio era quello della massima cautela per i minori, resta quindi da comprendere perché sia stato applicato obbligatoriamente nelle scuole mentre la frequentazione dei parchi è rimasta affidata alla valutazione delle singole famiglie.
Mercatino aperto e frutta esposta all’esterno
Lo stesso problema si è presentato sul fronte delle attività commerciali. Mentre restavano in vigore le misure precauzionali, il mercatino di Pianura continuava la propria attività e i negozi potevano lavorare regolarmente. Nei fruttivendoli la merce continuava a essere esposta all’aperto, in alcuni casi a poche centinaia di metri dall’isola ecologica.
Anche qui è indispensabile essere chiari: non abbiamo elementi per sostenere che quegli alimenti siano stati contaminati. Il primo risultato ambientale diffuso va, anzi, nella direzione rassicurante. Ma lunedì e per buona parte di martedì quel risultato non era ancora conosciuto.
Nel frattempo, tra le precauzioni indicate alla popolazione figurava anche quella di lavare accuratamente frutta e verdura prima del consumo. Non risulta invece che siano state adottate disposizioni specifiche per l’esposizione all’aperto degli alimenti nelle attività commerciali del quartiere.
Ed è ancora una volta la distanza tra il divieto e la raccomandazione a produrre il cortocircuito: da una parte una misura obbligatoria molto forte, come la chiusura di tutte le scuole; dall’altra attività quotidiane che potevano proseguire normalmente proprio negli spazi esterni sui quali veniva contemporaneamente raccomandata cautela.
Il dato che permette di tornare alla normalità
Il valore comunicato nelle ultime ore cambia finalmente lo scenario. Il campionamento effettuato tra il 4 e il 5 ottobre ha restituito una concentrazione complessiva di diossine, furani e PCB diossina-simili pari a 0,024 pg/Nm³ I-TEQ, contro un valore di riferimento di 0,150 pg/Nm³ I-TEQ.
Il risultato relativo agli inquinanti ricercati nel campionamento è quindi nettamente inferiore al valore assunto come riferimento. È il dato che Pianura aspettava e che consente di superare la fase delle restrizioni adottate in via precauzionale.
Questo non significa, naturalmente, che un singolo valore possa descrivere ogni aspetto dell’incendio, ogni sostanza eventualmente prodotta dalla combustione o l’esposizione in ogni punto del quartiere e in ogni momento. Significa che, per le sostanze ricercate attraverso questo campionamento, il risultato comunicato è rassicurante.
Una buona notizia non cancella le domande
Da mercoledì i bambini potranno tornare nelle loro aule e Pianura potrà lasciarsi alle spalle almeno la fase più pesante dell’emergenza. È la conclusione che tutti auspicavano.
Proprio perché il risultato è rassicurante, però, si può discutere di ciò che è accaduto nei due giorni precedenti senza alimentare paure e senza trasformare una domanda sulla gestione dell’emergenza in un allarme sanitario.
La chiusura delle scuole può essere stata una misura prudenziale giustificata dalle informazioni disponibili in quel momento. Ma una politica di precauzione funziona anche attraverso la chiarezza delle indicazioni date ai cittadini. Se ai genitori viene detto che i figli non possono andare a scuola in attesa delle analisi ambientali, occorre spiegare con altrettanta precisione se sia opportuno portarli al parco. Se viene raccomandato di limitare la permanenza all’aperto, bisogna chiarire come quella raccomandazione si concili con parchi e mercati regolarmente aperti. Se viene suggerito di lavare con attenzione frutta e verdura, è legittimo chiedere se durante l’emergenza servano indicazioni anche per chi quegli alimenti li espone all’esterno.
Ed è su quelle quarantotto ore, non sulla riapertura di mercoledì, che resta una questione di interesse pubblico: quali criteri hanno stabilito cosa dovesse essere sospeso per precauzione e cosa potesse invece continuare normalmente?
Se l’incertezza sui dati ambientali imponeva la chiusura delle scuole, perché parchi, mercati e altre attività all’aperto non sono stati accompagnati da indicazioni altrettanto precise?
Fonti e documenti
La ricostruzione si basa sull’ordinanza del Comune di Napoli, sulle comunicazioni istituzionali relative all’incendio e sul monitoraggio ambientale avviato da ARPAC.