L’illusione del Superbonus a 18 anni.

Ecco perché la proposta di Conte è una cambiale in bianco sul futuro dei nostri giovani.


Negli ultimi giorni la propaganda politica si è arricchita di una nuova, suggestiva promessa: regalare 15.000 euro a tutti i ragazzi al compimento del diciottesimo anno di età. Una sorta di “Superbonus per la gioventù” presentata come la chiave di volta per garantire opportunità e indipendenza alle nuove generazioni. Tuttavia, basta graffiare la superficie di questo slogan da campagna elettorale per scorgere la realtà dei fatti: non ci troviamo di fronte a un serio progetto di sviluppo, bensì all’ennesima illusione assistenziale pensata per raccogliere consenso a spese del contribuente.

Dal punto di vista della finanza pubblica e della tenuta dei conti dello Stato, una misura di questo tipo solleva interrogativi devastanti. L’esperienza recente dei bonus a pioggia e delle agevolazioni edilizie non regolate ha già ampiamente dimostrato come le risorse pubbliche, quando erogate senza criteri di merito, reddito o vincoli di investimento strutturale, finiscano per generare una sola certezza: un aumento vertiginoso del debito pubblico.

Ildebito non è un’entità astratta. È una cambiale che ricadrà esattamente sulle spalle di quegli stessi ragazzi a cui oggi si promette un assegno iniziale. Regalare 15.000 euro oggi significa condannare i diciottenni a pagare decine di migliaia di euro in maggiori tasse domani, privando lo Stato dei fondi necessari per finanziare la sanità, le infrastrutture e l’istruzione. È un paradosso giuridico ed economico: si finge di dare risorse ai giovani mentre, nei fatti, li si ipoteca.

Il punto più critico di questa impostazione risiede però nella visione culturale che essa sottende. La politica ha il dovere morale e civile di offrire ai giovani gli strumenti per costruire il proprio destino attraverso il merito, la formazione e il lavoro dignitoso. Trasmettere il messaggio che basti un intervento statale a pioggia per risolvere i problemi dell’autonomia personale significa svalutare l’importanza dell’impegno, dello studio e del sacrificio.

Un Paese moderno non aiuta le nuove generazioni elargendo sussidi, ma creando un ambiente economico favorevole in cui le imprese possano assumere, dove i salari siano adeguati e dove la tassazione sul lavoro venga ridotta. L’assistenzialismo esasperato rischia di disincentivare la ricerca attiva di un’occupazione e di trasformare i giovani in eterni creditori dello Stato, anziché in protagonisti attivi della società.
La vera alternativa a questa politica delle illusioni risiede in una visione d’insieme strutturata e responsabile.
Incentivi alle assunzioni: Defiscalizzazione totale per le aziende che assumono giovani a tempo indeterminato.
Supporto all’imprenditoria giovanile: Sostegno al credito e burocrazia zero per chi vuole aprire una nuova attività, premiando il rischio d’impresa e l’innovazione.

Formazione e merito: Borse di studio capienti per meritevoli e reali collegamenti tra università, istituti tecnici e mondo del lavoro.
Il futuro dell’Italia non si costruisce con le scorciatoie elettorali o con i crediti d’imposta facili. Si costruisce restituendo dignità al lavoro, stabilità ai conti pubblici e certezze a chi intende rimanere nel nostro Paese per realizzare le proprie aspirazioni.

A cura di

Avv. Danila De Novellis

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