Un uomo, una battaglia, una condanna: Marco Nonno . Per oltre vent’anni il suo nome è stato legato indissolubilmente alle battaglie civili del quartiere Pianura. Un impegno politico‑istituzionale costante, spesso silenzioso, altre volte rumoroso, ma sempre orientato alla difesa del territorio e dei suoi cittadini. Tra queste battaglie, una in particolare rimane scolpita nella memoria collettiva: la mobilitazione del 2008 contro la riapertura della megadiscarica “legale”, un sito che per anni aveva provocato gravi danni ambientali e conseguenze sulla salute dei residenti.In quei mesi difficili, segnati da tensioni sociali e da un clima di forte preoccupazione, l’esponente politico si schierò apertamente al fianco dei cittadini. Partecipò alle assemblee, si fece interprete di un disagio che Pianura non poteva più sopportare. Quella battaglia civile, sostenuta da migliaia di persone, portò alla chiusura definitiva della discarica, un risultato che molti considerarono una vittoria storica per il quartiere.Eppure, proprio da quella vicenda nacque per lui un’ipotesi di accusa per devastazione. Un procedimento che si concluse con una assoluzione, riconoscendo la natura civile e non violenta della mobilitazione. Sembrava la fine di una pagina dolorosa. Oggi, a distanza di 18 anni, arriva invece una sentenza che ha lasciato la comunità attonita: una condanna a cinque anni e alcuni mesi. Una decisione che gli avvocati dell’esponente istituzionale, già consigliere consigliere comunale e regionale, hanno annunciato di voler impugnare in Cassazione. La vicenda, per la sua complessità e per il tempo trascorso, suscita inevitabilmente rammarico e stupore. Pianura ricorda quell’uomo come uno dei protagonisti della difesa del quartiere, un rappresentante istituzionale che non ha mai esitato a esporsi per tutelare la salute e la dignità dei residenti. Ed è proprio da questa memoria collettiva che nasce una domanda che molti, oggi, si pongono: se un uomo difende strenuamente il proprio territorio, a tutela di tutti i cittadini, può meritare un epilogo così dopo 18 anni e dopo una precedente assoluzione?
Redazione

( Marco Nonno in una foto di repertorio)