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Tecnologia e AI

AI Act 2026, nuove regole per le aziende: cosa cambia, quali sono gli obblighi e come evitare sanzioni

14 - AI Act

L’intelligenza artificiale è già presente in negozi, studi professionali e imprese. Con l’AI Act europeo, però, diventa importante capire quali obblighi si applicano davvero, come gestire i rischi e a chi rivolgersi per una verifica.

Da Pianura a Soccavo, dal Vomero a tutta Napoli, sempre più attività utilizzano strumenti di intelligenza artificiale per scrivere comunicazioni, rispondere ai clienti, preparare campagne pubblicitarie, analizzare documenti e automatizzare processi. L’innovazione porta opportunità, ma richiede anche responsabilità.

L’AI Act non vieta l’uso di ChatGPT e non obbliga ogni impresa a comprare una certificazione. Stabilisce invece regole diverse in base al sistema utilizzato, al rischio e al ruolo dell’azienda.

Che cos’è l’AI Act e perché riguarda le aziende

L’AI Act è il Regolamento (UE) 2024/1689, che disciplina l’intelligenza artificiale nell’Unione europea. La logica è proporzionata al rischio: una funzione che aiuta a scrivere una newsletter non è trattata come un sistema che valuta candidati a un lavoro o incide sull’accesso a servizi essenziali.

È importante distinguere tra fornitore, che sviluppa o immette sul mercato un sistema, e deployer, cioè l’organizzazione che lo utilizza sotto la propria autorità. Responsabilità e adempimenti possono essere differenti.

Le scadenze: quali regole sono già applicabili

Il regolamento è entrato in vigore il 1° agosto 2024 con un’applicazione progressiva. Dal 2 febbraio 2025 sono applicabili, tra l’altro, i divieti relativi ad alcune pratiche di AI e l’articolo 4 sulle competenze del personale. Dal 2 agosto 2025 sono entrate in applicazione disposizioni relative ai modelli di AI per finalità generali. Dal 2 agosto 2026 si applicano ulteriori norme, comprese determinate regole di trasparenza.

Attenzione alle scadenze dei sistemi ad alto rischio: la disciplina è oggetto di interventi e aggiornamenti europei. Prima di indicare una data operativa come definitiva per il proprio sistema, è necessario verificare il testo normativo consolidato e gli eventuali provvedimenti modificativi. Il riferimento ufficiale resta il portale della Commissione europea sull’AI Act.

Usare ChatGPT in azienda è legale?

Sì: l’uso ordinario di strumenti di AI generativa non è vietato in quanto tale. Un commerciante può utilizzarli per preparare una bozza pubblicitaria e un professionista per organizzare appunti. Restano però fondamentali il controllo umano, l’accuratezza delle informazioni e la protezione dei dati.

Inserire in un servizio esterno dati personali dei clienti, informazioni sanitarie, contratti riservati o segreti commerciali senza le dovute valutazioni può creare problemi. Oltre all’AI Act continua ad applicarsi il GDPR, Regolamento (UE) 2016/679.

Formazione del personale: serve un attestato obbligatorio?

L’articolo 4 dell’AI Act riguarda l’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale: chi fornisce o utilizza professionalmente sistemi AI deve considerare le competenze necessarie delle persone coinvolte, tenendo conto del contesto e dei rischi. Non esiste un attestato universale obbligatorio per tutte le aziende né un unico corso che garantisca automaticamente la conformità.

Per un piccolo ufficio possono essere utili istruzioni chiare su quali strumenti usare, quali dati non caricare e quando verificare i risultati. Un’organizzazione che impiega AI per decisioni delicate richiede invece controlli più approfonditi.

Selezione del personale, chatbot e immagini AI: esempi concreti

Risorse umane: sistemi che valutano o classificano candidati possono rientrare in categorie ad alto rischio, con obblighi specifici da verificare in relazione alle disposizioni applicabili.

Assistenza clienti: quando una persona interagisce con un sistema AI, possono scattare obblighi di trasparenza, fatte salve le eccezioni previste dal regolamento.

Pubblicità e contenuti: alcune immagini, video o audio sintetici, in particolare i deepfake, sono soggetti a specifiche regole di trasparenza. Non ogni immagine creata con l’AI ha automaticamente gli stessi obblighi.

Studi professionali: la generazione di bozze non elimina la responsabilità di controllare dati, risultati e contenuti prima dell’uso.

Le sanzioni: cosa rischia davvero un’impresa

Il regolamento prevede, per le violazioni più gravi relative alle pratiche vietate, massimali che possono arrivare a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale annuo, secondo i criteri di legge. Per altre violazioni valgono soglie differenti e sono previste regole di proporzionalità, anche per le PMI.

Questi importi non sono multe automatiche: non è corretto dire che un negozio rischia milioni di euro soltanto perché utilizza ChatGPT senza aver acquistato un corso. Le conseguenze dipendono dalla condotta concreta e dagli obblighi applicabili.

Come preparare l’azienda: sei controlli utili

  • Censire gli strumenti AI usati dall’azienda e dai collaboratori.
  • Definire le finalità e verificare se qualche impiego coinvolge decisioni su persone.
  • Proteggere i dati e verificare le condizioni dei fornitori e il rispetto del GDPR.
  • Stabilire regole interne su accessi, informazioni riservate e supervisione umana.
  • Preparare il personale in modo proporzionato ai compiti e ai rischi.
  • Documentare le verifiche e aggiornare le procedure quando cambiano strumenti o regole.

Non tutte le aziende necessitano degli stessi documenti o di identiche procedure. Una valutazione iniziale serve proprio a evitare sia omissioni sia spese inutili.

A chi rivolgersi per una verifica sull’AI Act

Le imprese possono rivolgersi a consulenti di intelligenza artificiale, tecnici informatici, professionisti della privacy e consulenti legali, in base alla complessità del caso. Per i sistemi più delicati è opportuno integrare competenze tecniche e giuridiche: nessuna semplice dichiarazione commerciale sostituisce gli adempimenti previsti dalla legge.

La Voce di Pianura e MAS Evolution: una collaborazione per le imprese

Collaborazione commerciale – informazione ai lettori

La Voce di Pianura ha siglato un accordo di collaborazione con MAS Evolution, realtà attiva nei servizi digitali e tecnologici, per offrire alle attività interessate un contatto a cui chiedere informazioni sui servizi disponibili in materia di intelligenza artificiale e preparazione alle regole europee.

Imprese, negozi e studi professionali possono richiedere un primo confronto tramite WhatsApp.

Whatsapp: 347 808 2544
Sito: www.masevolution.it

La collaborazione è dichiarata per trasparenza. Un contatto preliminare non equivale a una certificazione di conformità e gli eventuali servizi devono essere definiti in base alle esigenze dell’impresa.

L’AI Act può diventare un’occasione per lavorare meglio

Per una piccola impresa le nuove regole possono apparire complesse. Eppure fare chiarezza sull’uso dell’AI aiuta anche a ridurre gli errori, proteggere le informazioni dei clienti e sfruttare meglio strumenti che possono migliorare produttività e comunicazione.

Da Pianura a Soccavo, da Napoli Ovest all’intera area metropolitana, la priorità è partire da una domanda concreta: quali sistemi di intelligenza artificiale utilizziamo, e chi ne controlla davvero i risultati?

Conoscere le regole non significa rinunciare all’innovazione. Significa introdurla in azienda con maggiore consapevolezza.

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