In un’epoca in cui le tradizioni e le identità culturali rischiano di essere spazzate via dalla marea dell’omologazione, il caso della scuola di Pioltello assume una rilevanza cruciale nel difendere il valore delle radici.

Il fatto che la scuola abbia deciso di chiudere per due giorni in occasione del Ramadan potrebbe essere considerato, al massimo, una motivazione accettabile per giustificare l’assenza di singoli studenti. Non dovrebbe determinare una sospensione delle lezioni per tutti. La continuità dell’istruzione è una priorità assoluta che garantisce agli studenti l’accesso a un ambiente educativo stabile e coeso.

Tuttavia la giunta della regione Campania ha approvato ieri la delibera relativa al calendario scolastico per l’anno 2024/2025, sottolineando che le singole istituzioni avranno la possibilità di apportare adattamenti motivati al calendario stesso. Tra le motivazioni ammesse sono state aggiunte considerazioni legate alla vocazione turistica del territorio e alle festività religiose.

Inoltre ogni scuola avrà la facoltà di inserire la festa di fine Ramadan nel proprio calendario, previa approvazione in consiglio d’istituto.

Questa decisione ha scatenato vivaci polemiche politiche, il centro destra ha infatti manifestato il proprio dissenso. “Non sarà più possibile chiudere una scuola in occasione di una festività non riconosciuta dallo Stato. Il provvedimento è in dirittura d’arrivo.” ‘E’ quanto dichiarato dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

Fulvio Martusciello, europarlamentare e coordinatore regionale di Forza Italia, ha criticato duramente la decisione della regione Campania, definendola un abuso dell’autonomia e temendo che possa attrarre immigrati da altre regioni.

Marco Nonno, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, ha espresso un forte dissenso nei confronti del presidente della regione Campania, De Luca, sottolineando che dovrebbe concentrarsi su questioni più rilevanti anziché interferire con l’educazione dei bambini.

Martina Succoio

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