(Immagine dal web)

Proprio ieri si è spenta un’altra delle menti più geniali degli ultimi decenni, colui che fidandosi della fisica e della matematica, ha dato ragione alle equazioni, smentendo la realtà. Parliamo del fisico teorico britannico Peter Ware Higgs, che ieri, alla veneranda età di 94 anni, lascia tutti noi ed il mondo della fisica. La sua fama deriva dall’aver teorizzato, 48 anni prima della sua effettiva rilevazione, una specifica particella che prende quindi il suo nome, il bosone di Higgs, prevista dal Modello Standard, modello che regola le interazioni della materia. Questo particolare oggetto, noto con disapprovazione dalla comunità scientifica come “la particella di Dio”, ha permesso di dare una più completa e rigorosa spiegazione di cosa sia la “massa”. Nel 1964 Peter Higgs introduce il mondo all’idea che la massa non sia una proprietà primitiva, ma secondaria, ovvero la conseguenza di qualcos’altro. Il già citato Modello Standard che, con le sue più che complesse equazioni, prova a spiegare come si lega la materia e come è costituita la realtà delle cose, prevedeva che le particelle che costituiscono la materia, avessero massa nulla, e come Einstein ci insegna, dovrebbero viaggiare  alla velocità della luce. Le evidenze sperimentali, però, mostravano che particelle come, neutroni, elettroni, protoni, e altre, risultassero effettivamente rallentate, dimostrando un’inerzia e dunque una massa. Ad essere sbagliati erano i modelli, o le evidenze reali? A rispondere fu proprio Higgs, con la sua grandiosità, che risiedeva nel suo intuito e nella sua fede verso la rigorosità della fisica, che non sbaglia mai, qualità che contraddistinguono le menti geniali, che hanno cambiato la storia, portando alle più rivoluzionarie scoperte. L’intelletto e la presunzione umana piò sbagliare, ma la perfezione della matematica e della natura no. Lui capì, che è proprio l’interazione tra i bosoni e la materia, che costituisce la massa stessa. Quindi i bosoni di Higgs formano un campo, che rallenta la materia, dando la sensazione che le particelle abbiano una massa. Il vuoto dunque non è vuoto, e le particelle corrono più lente della luce, solo perché c’è qualcosa che le frena. In altre parole: una stanza gremita di persone rappresenta il campo creato dai bosoni. Se in questa stanza entrasse una persona famosa, che costituisce il nostro oggetto materiale, e questa persona provasse ad attraversare la stanza, essa verrebbe rallentata dagli uomini che gli si affollano intorno, conferendole così massa. Questa teoria che dà una nuova accezione all’inerzia, fu confermata dal CERN solo nel 2012, e portò Peter Higgs all’ottenimento del Premio Nobel per la Fisica nel 2013, insieme al fisico belga François Englert. Illuminante ed affascinante, ed è questa la grande eredità di valore inestimabile lasciata da questo illustre uomo, che ha cambiato la concezione della fisica per sempre.  

Valeria Mazzaro

2 pensiero su “Addio a Peter Higgs: il Premio Nobel per la Fisica che riempì il vuoto con il suo bosone.”

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