Sono passati ormai quasi dieci anni da quando, a Pianura, è diventata attiva “La casa della cultura e dei giovani”. Nel novembre del 2014, infatti, apriva le porte un luogo destinato ad ospitare numerose attività che avrebbero avuto come finalità quella di dare ai giovani del territorio la possibilità di trascorrere le giornate svolgendo attività, formative ed educative, occupando in questo modo il tempo, che in alcune zone del quartiere, veniva speso in attività poco sane e soprattutto degradanti. Una missione stupenda e lodevole se la si associa anche al fatto che in questo spazio sono state previste anche aule studio aperte a tutti coloro che cercavano un posto lontano da casa dove studiare senza per forza dover ricorrere alle aule studio universitarie, spesso situate troppo lontano dalle proprie abitazioni. Questi servizi sono gratuiti e fanno leva sulla sovvenzione comunale di alcuni progetti organizzati e portati avanti da privati cittadini. Alla luce di tutto questo, perciò, ci possiamo fregiare di un orgoglio di quartiere. Ma anche questa volta le istituzioni hanno saputo addobbare a fatiscenza un posto che invece andava maggiormente incentivato e curato al fine di investire nel progetto più sicuro, più fruttuoso e utile a creare un quartiere, una regione, uno stato forte: i giovani. Non a caso, infatti, in questo luogo, si sono susseguiti numerosi laureati diventati poi medici e ricercatori, ingegneri, ed altro. Ad onta di questo, però, la situazione rasenta la vergogna e spesso il limite della decenza. Spazi non adeguatamente riscaldati in inverno con i giovani e i dipendenti costretti a scaldarsi con stufe elettriche comprate apposta per poter usufruire degli spazi messi a disposizione; bagni non sempre funzionanti; scarsa manutenzione delle aree e la pulizia lasciata al buon cuore di chi lì dentro ci lavora e, mosso da un innato senso civico di cui spesso i napoletani sanno dare un egregio esempio, sistema le aiuole o smaltisce l’immondizia. Molte negli ultimi tre anni sono state le disiscrizioni all’ente con numerose tessere di fruitori rimaste a prendere polvere nel tabellario che le contiene. Quindi nel tour dell’abbandono che spesso mostra luoghi già morti e abbandonati, le istituzioni hanno saputo regalarci anche la visione di un elemento morente e destinato, qualora non ci fossero cambiamenti gestionali, ad un inesorabile abbandono, ad una inesorabile morte. Non c’è critica in tutto questo, non c’è volontà di trovare il colpevole ma solo l’esigenza di mostrare, solo la speranza di trovare chi possa migliorare la situazione.

Simone Manna

2 pensiero su “Casa della Cultura, orgoglio del quartiere ma…”

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